“A scanner darkly”- La non-realtà dei fatti

Brillante adattamento in animazione grafica digitale del 2006 dell’omonimo libro dello scrittore fantascientifico Philip K. Dick ( più noto per altre opere, come Blade Runner) e pubblicato nel 1977, “A Scanner Darkly” ( tradotto in italiano, direi, “sapientemente”, come “Un oscuro scrutare” ) è, a mio avviso, uno sconvolgente viaggio psicologico , ambientato in un ipotetico futuro semi-apocalittico.

Nessun morto vivente, nessun alieno, nessun mostro creato artificialmente per distruggere l’intero Pianeta; qui, l’apocalisse,  è meramente nella mente di ciascun personaggio. Causa di tutto cio’ è una fantomatica droga, chiamata “Sostanza M”, capace di bruciare, a poco a poco e, soprattutto, senza che l’individuo se ne accorga, tutti i neuroni.

Con un cast d’eccezione, che comprende attori professionisti quali Keanu Reeves, Winona Ryder e Robert Downey Jr., “A scanner Darkly”, precedentemente partorito da Dick sottoforma di romanzo è, in realtà,  una sorta di autobiografia. L’autore si è infatti ispirato alla propria esperienza con la droga, esperienza che lo ha marcato profondamente ed alla quale si deve, appunto, la sua reputazione di “scrittore drogato”.

La paranoia è, assieme all’assurdo, una costante dell’intera pellicola; questo profondo malessere porta le persone le quali fanno uso della “Sostanza M” (M come Morte), a vedere lo spazio dal quale sono attorniati, come una non-realtà in continua contraddizione con se stessa. Gli insetti che pullulano e causano prurito su tutto il corpo, immagine tipicamente apocalittica (basti pensare alle piaghe d’Egitto), sono una costante nella narrazione.

Si crea, pertanto, una circostanza non assoluta, bensi’ mutevole in base all’individuo sul quale ha effetto; una percezione distorta dell’ambiente circostante che culmina, poi, in un crollo psico-fisico dal quale, come spiega il protagonista nel suo monologo finale (si`, dovete proprio cliccarci sopra per vederlo), non ci si riprende e, il più delle volte, non si esce vivi.

Un adattamento, a mio avviso, perfettamente riuscito, che riesce a colpire il fruitore in maniera incisiva e lascia, inoltre, quel tipico “amaro in bocca” di chi vorrebbe vedere, nelle storie, sempre un lieto fine.

“Nostra è la maledizione, e ancora siamo maledetti, come lo siamo sempre stati, e così saremo tutti spinti verso la morte, conoscendo poco o nulla, e quel poco, e quel nulla, conoscendolo male.”

Philip K. Dick