“Io me ne vado”-Partire per crescere

Per chi, come me, fa difficoltà ad accontentarsi, arriva un momento nella vita in cui si guarda verso l’orizzonte del proprio futuro e tutto cio’ che si scorge fa parte di una realtà diversa, sconosciuta, nuova.
Partire, ma soprattutto ricominciare, in un posto cosi’ diverso da quello in cui sei vissuto per gran parte della tua vita fin’ora, è una vera e propria sfida.

All’inizio, soprattutto se non si hanno agganci, conoscenze e aiuti, puo’ risultare complicato, alle volte svilente, ambientarsi. Far fronte alla burocrazia(specie se in un altro Stato), dopotutto, non è mai semplice e bisogna essere pronti ad affrontare le difficoltà pazientemente e senza esagerare nel buttarsi giù.

“Sei pazza” mi hanno detto;

“Sei coraggiosa” mi hanno ribadito;

“Ma come fai?” mi hanno chiesto.

Il punto è che se non metti da parte le tue sicurezze e non azzardi, sarai sempre dipendente delle tue paure, fondate o infondate che siano.
Certo non è attitudine di tutti far fronte a questo “rischio”, ma è davvero importante confrontare le proprie conoscenze e/o stile di vita, con il resto del mondo.

Intraprendere il proprio percorso di studi, come l’università, all’estero è una decisione, si` coraggiosa, ma che ti permette di crescere e capire, in breve tempo, le dinamiche di una realtà nella quale si è (quasi) completamente indipendenti dalla propria famiglia, dalle proprie origini, dalla propria “casa”.

La propria casa, il proprio paese, la propria Terra è un luogo del cuore al quale, a mio avviso, non è bene esser troppo radicati:

“Dietro è la casa, davanti a noi il mondo, e mille son le vie che attendon, sullo sfondo di ombre, vespri e notti, il brillar delle stelle. Davanti allor la casa, e dietro a noi il mondo, tornar potremo a casa con passo infin giocondo.”

Cosi’ scrive J.R.R. Tolkien ne “Il Signore degli Anelli”, sottolineando il concetto di apprendimento continuo tramite esperienze, che siano all’estero, oltreoceano o, semplicemente , “altrove”.

“Altrove” è uno stile di vita,una maniera di pensare e di vedere il mondo, un modo di rapportarsi alla natura, alle cose, alle persone. “Altrove” sei tu, che con le tue proprie forze, forgi la tua felicità.

“Mommy”- Quando l’amore non basta

Piccolo capolavoro del 2014 targato Xavier Dolan, “Mommy” debutta alla 67esima edizione del Festival di Cannes, dove si aggiudica il Premio della Giuria.

E’ raccontata, cosi’, la storia di una madre single con un figlio problematico, rimasto orfano di padre in tenera età, avvenimento tragico che ha sconvolto profondamente la sua vita, aggravando le sue già precedentemente instabili condizioni psichiche.

Il bambino, al quale viene diagnosticato un forte deficit di attenzione e iperattività, viene ben presto sballottato tra collegi e centri di recupero finchè un giorno, a seguito di un incendio da egli stesso causato, viene cacciato dalla struttura di rieducazione ed è costretto a tornare a casa con la madre.

Da qui,la pellicola, illustra, con grande maestria, il rapporto (ed il suo conseguente sviluppo) che intercorre tra madre e figlio.
Un rapporto al limite del complesso edipico, fatto di sottili riferimenti sessuali, che sfocia nella violenza tanto fisica quanto mentale, e che ha come risultante generale un’articolata e continua contrapposizione di amore e odio, tranquillità ed isteria, spensieratezza e dolore.
Cio’ non impedisce alla madre di amare incondizionatamente il figlio, nonostante sia una sorta di “peso”, moralmente ed economicamente parlando.

A volte, pero’, è  quell’amore incondizionato, che credevamo onnipotente, ad attuare una sorta di auto-deterioramento e conseguente presa di coscienza, improvvisa e fulminea, del proprio malsano status quo;

ed è proprio quando l’amore non basta, che bisogna allentare la presa, allontanarlo un po’, per riprendere in mano la propria vita e mantenerlo vivo unicamente con la speranza.

“Amarlo non vuol dire poterlo salvare”

 

“Juste la fin du monde”-Il dramma del ritorno

Giovane, ma non per questo inesperto – il regista 27enne canadese Xavier Dolan propone al 69esimo Festival cinematografico di Cannes, in candidatura per la Palma d’Oro, “Juste la fin du monde” (eng. “It’s only the end of the World”); una pellicola ispirata all’omonima opera dell’autore teatrale contemporaneo Jean-Luc Lagarce che catapulta l’osservatore, sin dall’inizio, in un’atmosfera tesa, greve, drammatica.
Con un cast ricco di rinomati attori, esclusivamente francesi, che va da Marion Cotillard a Vincent Cassel, il film non ottiene l’ambito premio, bensi’ il Grand Prix della giuria Ecumenica.

Riguardo la trama, sarebbe improprio affermare che si tratti della storia di Louis; d’altronde, come il titolo suggerisce, esso racconta essattamente la fine di una storia.
La storia di una vita ampiamente rivissuta tramite frame presenti nel corso dell’intera narrazione, accompagnati da flashblack indotti dalla memoria involontaria, dall’associazione di sapori, odori, profumi, “Correspondences”.
Il film illustra, pertanto, “juste la fin” della vita del protagonista, Louis,un affermato scrittore e malato terminale, che decide di ritornare a casa e fare visita alla sua famiglia, dopo 12 anni di assenza, per annunciare la sua morte.

Esasperazione, angoscia e tensione sono gli ingredienti principali in un contesto relativamente ristretto, quale il nucleo familiare.
La maggior parte delle scene ha infatti luogo all’interno delle mura domestiche, scelta che conferisce al tutto una drammaticità ancor più accentuata e rispecchia i sentimenti reconditi e cementificati dei personaggi.

Tutto è taciuto, ogni cosa carpita per pura intuizone, altresi’ l’annuncio di Louis. Con la sua straordinaria interpretazione nei panni del protagonista, Gaspard Ulliel riesce a trasmettere cosi’, con un solo sguardo, il dolore e la nostalgia del personaggio del quale veste i panni.

Silenzi incolmabili e continue crisi isteriche tipicamente familiari, creano un’entropia che lascia il fruitore della pellicola tanto interdetto quanto emotivamente coinvolto.
Una visione forte, pesante e controversa, tecnicamente impeccabile, che non sarà forse la fine del mondo, ma è sicuramente un lavoro ben riuscito.

In uscita nelle sale italiane dal 1° dicembre 2016.